Legge sulla trasparenza salariale: cosa è cambiato da giugno 2026
Scritto da Laura Petrucci
Settembre 15, 2026
Dal 7 giugno 2026 in Italia sono cambiate le regole sulla trasparenza delle retribuzioni. Con il Decreto Legislativo 7 maggio 2026, n. 96, l’Italia ha recepito la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale.
L’obiettivo della normativa è rendere più trasparenti i criteri con cui vengono determinati gli stipendi e rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
Le novità riguardano sia chi cerca lavoro sia chi è già occupato e impongono alle aziende di ripensare alcuni aspetti della selezione, della definizione degli stipendi e della gestione delle informazioni retributive.
Vediamo quindi cosa prevede la direttiva sulla trasparenza salariale, cosa è cambiato da giugno 2026 e quali sono i principali obblighi per le aziende.
Cos’è la direttiva sulla trasparenza salariale
La Direttiva UE 2023/970 è stata approvata con l’obiettivo di rendere più efficace il principio europeo della parità retributiva tra uomini e donne.
Il punto di partenza è semplice: a parità di lavoro o per lavori di pari valore, eventuali differenze di retribuzione devono poter essere spiegate attraverso criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
La trasparenza diventa quindi uno strumento per individuare più facilmente differenze salariali ingiustificate.
La normativa interviene in diversi momenti del rapporto tra azienda e lavoratore:
- prima dell’assunzione, aumentando le informazioni sulla retribuzione;
- durante il rapporto di lavoro, dando ai dipendenti maggiori diritti di accesso alle informazioni;
- nella definizione dei criteri retributivi e di progressione;
- nel monitoraggio del gender pay gap;
- attraverso specifici obblighi di reporting per le aziende che superano determinate dimensioni.
Cosa è cambiato dal 7 giugno 2026
La novità più importante è il passaggio da una generica attenzione alla parità retributiva a un sistema nel quale stipendi, fasce retributive e criteri utilizzati per determinarli diventano più trasparenti.
Dal 7 giugno 2026 le nuove disposizioni incidono concretamente sia sulla fase di recruiting sia sulla gestione dei lavoratori già presenti in azienda.
Tra le principali novità troviamo:
- il diritto dei candidati a conoscere la retribuzione iniziale o la relativa fascia;
- il divieto di chiedere ai candidati informazioni sulla loro retribuzione attuale o precedente;
- criteri per determinare retribuzione e progressione oggettivi e neutrali rispetto al genere;
- maggiori diritti dei dipendenti nell’accesso alle informazioni retributive;
- nuovi strumenti per individuare e correggere eventuali differenze salariali tra uomini e donne.
È importante distinguere questi obblighi dalle scadenze relative al reporting sul gender pay gap, alcune delle quali scatteranno dal 2027 e dal 2031.
Stipendi trasparenti già durante la selezione
Stop alle domande sullo stipendio precedente
Un’altra novità riguarda una domanda molto comune durante i colloqui: “Quanto guadagni attualmente?”
La nuova disciplina impedisce al datore di lavoro di chiedere al candidato informazioni sulla storia retributiva nei rapporti di lavoro attuali o precedenti.
Il principio alla base della norma è importante: la retribuzione proposta dovrebbe dipendere dal valore della posizione e da criteri oggettivi, non dallo stipendio che una persona è riuscita a negoziare in passato.
In pratica, invece di partire dalla RAL precedente del candidato, l’azienda dovrebbe definire preventivamente criteri e fasce retributive coerenti con il ruolo.
Cosa cambia per candidati e lavoratori
La trasparenza salariale non riguarda soltanto chi sta cercando un nuovo lavoro.
Anche i dipendenti già assunti acquisiscono maggiori strumenti per comprendere come vengono determinate le retribuzioni all’interno dell’organizzazione.
Un lavoratore può richiedere informazioni sul proprio livello retributivo e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Il datore di lavoro deve fornire le informazioni entro un periodo ragionevole e comunque entro due mesi dalla richiesta.
Inoltre, almeno una volta all’anno, i lavoratori devono essere informati dell’esistenza di questo diritto e delle modalità attraverso cui possono esercitarlo.
Questo non significa che un dipendente possa conoscere liberamente lo stipendio nominale di uno specifico collega: trasparenza salariale e tutela dei dati personali devono convivere.
Fasce retributive e criteri oggettivi: cosa cambia per le aziende
Per le imprese, la direttiva sulla trasparenza salariale porta a un cambiamento che va oltre la semplice comunicazione di uno stipendio.
Le aziende devono essere in grado di spiegare come vengono determinate le retribuzioni.
I criteri utilizzati devono essere oggettivi e neutrali rispetto al genere. Eventuali differenze salariali tra persone che svolgono lo stesso lavoro o lavori di pari valore devono quindi trovare una motivazione coerente e verificabile.
Competenze, responsabilità, esperienza pertinente, performance o caratteristiche effettivamente richieste dal ruolo possono, a seconda del caso, contribuire a spiegare differenze retributive.
Uno degli effetti pratici della normativa è quindi spingere le organizzazioni verso fasce retributive e politiche salariali più strutturate, basate su criteri comprensibili e documentabili.
Trasparenza salariale e gender pay gap
Uno degli obiettivi centrali della normativa è contrastare il gender pay gap, cioè il divario retributivo tra uomini e donne.
La trasparenza permette di rendere più facilmente individuabili eventuali differenze che, in assenza di dati confrontabili, potrebbero rimanere nascoste.
La direttiva introduce obblighi di comunicazione che comprendono, tra gli altri:
- il divario retributivo di genere;
- il divario nelle componenti complementari o variabili della retribuzione;
- il divario retributivo mediano;
- la percentuale di uomini e donne che ricevono componenti variabili;
- la distribuzione di uomini e donne nei diversi quartili retributivi;
- le differenze retributive all’interno delle categorie di lavoratori comparabili.
Cosa significa la soglia del 5%?
Quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa ed emerge una differenza retributiva media di almeno il 5% tra lavoratori uomini e donne in una determinata categoria che non sia giustificata da criteri oggettivi e neutrali e non venga corretta entro i termini previsti, può rendersi necessaria una valutazione congiunta delle retribuzioni.
Questo significa che un gender pay gap superiore al 5% non è automaticamente illegale: devono essere considerate le cause della differenza e le altre condizioni previste dalla normativa.
Gli obblighi di reporting: attenzione alle scadenze
Uno degli aspetti che può generare più confusione riguarda le date.
Il 7 giugno 2026 rappresenta l’entrata in vigore in Italia del decreto di recepimento, ma gli obblighi di reporting non partono tutti contemporaneamente.
Le principali scadenze previste sono:
- 250 o più lavoratori: primo reporting entro il 7 giugno 2027 e successivamente ogni anno;
- 150-249 lavoratori: primo reporting entro il 7 giugno 2027 e successivamente ogni tre anni;
- 100-149 lavoratori: primo reporting entro il 7 giugno 2031 e successivamente ogni tre anni;
- meno di 100 lavoratori: nessun obbligo generale di reporting previsto dalla direttiva UE, salvo eventuali disposizioni nazionali.
È quindi importante non confondere gli obblighi di trasparenza già applicabili dal 2026 con gli obblighi periodici di comunicazione dei dati che entreranno progressivamente a regime negli anni successivi.
Cosa devono fare concretamente le aziende
Per le imprese, adeguarsi alla nuova normativa significa soprattutto trasformare la trasparenza retributiva in un processo organizzato.
In concreto, le aziende dovrebbero:
- mappare ruoli, livelli e retribuzioni presenti nell’organizzazione;
- verificare eventuali differenze tra persone che svolgono lavori uguali o di pari valore;
- definire fasce retributive chiare per le diverse posizioni;
- stabilire criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere per determinare stipendi e progressioni;
- aggiornare annunci e processi di recruiting secondo le nuove regole;
- eliminare le domande sulla retribuzione precedente durante la selezione;
- definire una procedura per gestire le richieste di informazioni dei dipendenti;
- monitorare il gender pay gap e preparare i dati necessari per i futuri obblighi di reporting.
Iniziare a strutturare questi processi consente alle aziende di arrivare preparate alle successive scadenze e di costruire una gestione delle retribuzioni più coerente e trasparente.
Perché la trasparenza salariale cambia anche la gestione HR
La normativa non introduce soltanto nuovi adempimenti. La conseguenza più ampia è che le aziende devono poter rendere comprensibili le proprie decisioni retributive.
Se in passato aumenti, superminimi, bonus o offerte economiche potevano essere gestiti in maniera molto individuale, un sistema più trasparente richiede criteri maggiormente strutturati.
Per HR e management significa quindi lavorare su alcuni elementi fondamentali:
- definizione e classificazione dei ruoli;
- fasce retributive;
- criteri di crescita e progressione;
- processi di revisione salariale;
- monitoraggio delle differenze retributive.
La trasparenza degli stipendi diventa così non soltanto un tema normativo, ma anche un elemento della gestione e dell’organizzazione interna.
Trasparenza salariale: cosa cambia davvero dal 2026
In sintesi, dal 7 giugno 2026 la gestione delle retribuzioni entra in una nuova fase.
La direttiva sulla trasparenza salariale rafforza il diritto di candidati e lavoratori a conoscere le informazioni necessarie per comprendere come vengono determinate le retribuzioni e introduce nuovi strumenti per contrastare differenze salariali non giustificate.
Per le aziende significa passare progressivamente da una gestione dello stipendio prevalentemente individuale a un modello nel quale fasce retributive, criteri e differenze salariali devono poter essere spiegati attraverso parametri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Prepararsi significa quindi non aspettare soltanto le scadenze del reporting del 2027 o del 2031, ma iniziare a verificare fin da subito processi di recruiting, politiche retributive e modalità di gestione delle informazioni.
La tua azienda è pronta per le nuove regole sulla trasparenza salariale? Analizzare oggi ruoli, fasce retributive e criteri di crescita permette di individuare eventuali criticità e costruire un sistema di gestione delle retribuzioni più chiaro, coerente e conforme alla normativa.
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